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venerdì 20 settembre 2013

FF#1, CAP 4: Notte Selvaggia

~Capitoli Precedenti~
1.Stupido Libro!
2.Claire, Carlo e i Verdoni
3.Rio Verduzzo

Nei suoi rispettosi e imponenti cinque piani, l'Emporio Superstucco vantava la più vasta fornitura di vernici e affini dell'intero continente. Lucien, figlio dell'anziano proprietario e capocommesso, si sentiva piuttosto fiero di come stessero andando gli affari. Con le gracili braccia trasportava un'alta fila di barattoli impilati, diretto allo scaffale vuoto più vicino. Il cappellino con le antenne, ciascuna delle quali terminante nelle scritte in polistirolo "SUPER" e "STUCCO", ne faceva un ibrido fra un commesso del fast food e una formichina stanca e affaccendata.
Si fermò un attimo a studiare la disposizione artistica che avrebbe adottato, poi inciampò sul suo stesso piede e fece rotolare qualche barattolo sul pavimento. Fortuna che c'era soltanto lui. Avere le chiavi dell'Emporio gli consentiva di sistemare la nuova merce in tutta tranquillità durante la notte, senza doversi sorbire gli sguardi compassionevoli e le risatine soffocate dei clienti. Non era certo un atleta olimpionico, ma si riteneva comunque abbastanza prestante, nonostante la maldestraggine. Quest'ultima, sosteneva, era quasi interamente dovuta alla sua grande emotività e sensibilità artistica, che spesso lo rendevano distratto. Come quella volta che la signorina Claire lo aveva invitato per cena e lui era stato ricoverato d'urgenza per aver urtato contro lo spigolo di uno scaffale. Ancora inorridiva  ripensando a ciò che era successo alle sue parti basse. Certo, essersi accidentalmente autocirconciso era stato doloroso, ma era pur sempre meno temibile di ciò che gli era accaduto dopo, in compagnia di quella strega spaventosa. Si chinò a raccogliere il primo barattolo. SQUIKIIII.


 Si piaceva moltissimo con quel look. I capelli alzati dal vento, nonostante si trovasse in un ambiente chiuso, la lieve sfumatura shatush molto di moda, gli occhi truccati pesantemente e accesi di una luce rossastra, quasi stesse indossando lenti a contatto colorate. Stava ridendo con le sopracciglia aggrottate, cosa che fino a quel momento aveva ritenuto impossibile fare e, mentre i volant dell'abito rosso serpeggiavano come lingue di demonio, il suo indice, ornato dall'anello d'oro, era teso a indicare una zona precisa del corpo di un piccolo ometto impaurito. Si chiedeva perchè se ne stesse acquattato in un angolino a strillare, quando poteva avere il privilegio della compagnia di una tale sventola. Attualmente, era troppo presa dai particolari del corsetto per accorgersi che la punta del suo indice stesse emettendo scintille infuocate e che l'uomo, i pantaloni color topo abbassati, avesse d'un tratto una deliziosa scimmietta giocattolo fra le cosce.



"AHAHAH! PROSTRATI AL MIO POTERE, SCIOCCO!" si sorprese a gridare, maleficamente divertita. "QUESTO E' CIO' CHE ACCADE A CHIUNQUE OSTACOLI IL MIO REGNO!"
Era come rivedersi in un film. Se ne avesse mai fatto uno, s'intende.
Entusiasmata, spostò lo sguardo sul suo meraviglioso indice ammirandone l'unghia rosso fuoco, la cui punta stava lanciando un ennesimo dardo lucente. Immediatamente, la scimmietta si tramutò in un'adorabile paperella di gomma. Si lanciò in un'altra risata sguaiata, quasi commuovendosi di fronte al fatto di non essersi macchiata le guance di rossetto nonostante il vento le scompigliasse così violentemente i capelli.
L'uomo lagnoso, intanto, tentava di riallacciare i pantaloni, ma chiudere l'ultimo bottone lo costringeva a comprimere la paperella.
SQUIKIIII.
Lei lo afferrò per il cravattino, anch'esso color topo, digrignò un sorriso compiaciuto e sussurrò:
"Ci siamo capiti, spero. Voglio tutto quanto, o rimarrai così per sempre."
Gli occhi dell'ometto si dilatarono in uno sguardo di puro terrore.
"Oddio!...m-ma sì, ovviamente! Al più presto!"
 Certo era una sventola perfida e malvagia, ma il rosso le donava. Le sarebbe proprio piaciuto sposarsi in rosso. Ancora non aveva terminato di ammirarsi, quando udì una voce. Proveniva da un punto invisibile, in lontananza.
"Claire..."
Si rigirò, avvolgendosi la testa con le braccia e mugugnando sillabe scocciate.
"CLAIRE!"
Di malavoglia, aprì gli occhi. "Oh. Ciao tesoro...si può sapere che cosa vuoi? Stavo facendo un bellissimo sogno..."
Gandalf si riassestò il cappello da notte e le scoccò un'occhiata pungente. "Volevo domandarti una cosa, ecco. Hai forse, diciamo così, tramutato le parti intime di qualcuno in una...paperella?"
Trascorsero due, tre secondi, poi le sopracciglia di lei si inarcarono in un'espressione considerevolmente ottusa.
Lo stregone sbattè le palpebre, cercando di scandire bene le parole. "Claire, ascoltami. Le-parti-intime. Di qualcuno. Le hai per caso tramutate in una qualche, ecco... paperella?"
Fare domande del genere a quell'angelo della sua metà era più o meno equiparabile, se ne rendeva conto, a chiedere a John Malkovich di fare un plie.
Claire, che stavolta pareva aver colto il senso della frase, scosse la testa e sorrise come una specie di cane ammaestrato.
"No, no...Io-io stavo solo dormendo!"
Gandalf sospirò, sollevato. "Sai, non so neppure perchè diamine te l'abbia chiesto, Claire. Mi sono svegliato con una vocetta in testa che mi pregava di farti questa domanda assurda. Oh, ma ero sicuro che non fosse accaduto niente."
Le si avvicinò, accarezzandola sulla fronte in modo romantico.
Lei lo ignorò. "Gandalf, niente treccine stanotte. Ho troppo sonno..."
Rimase deluso. Ormai erano mesi che lei non gli accarezzava la barba.
I preparativi di nozze stavano andando per le lunghe. Per Claire non era stato facile gestire le lezioni di auto-massaggio, ma vi era riuscita comunque. Aveva persino organizzato le solite escursioni in montagna con gli allievi, e tutte quante erano andate a buon fine-eccetto, purtroppo, quella di quel pomeriggio, in cui aveva forgiato accidentalmente un anello di puro male.*
Distolse lo sguardo dalla chioma di lei, così lucente e dorata che quasi illuminava la stanza buia. L'aveva convinta a separarsi dall'Unico Anello in poco più di quattro ore, e senza nemmeno usare il bastone. L'indomani lo avrebbero distrutto nello stesso vulcano dal quale era nato.

Nonostante l'astinenza da treccine, gli piaceva condividere il letto con Claire. Amava osservarla mentre dormiva: pareva una santa, a splendere beata di una luce così placida, così aurea! A dir poco incandescente, ebbe a notare, come i falò delle bieche Terre Selvagge. Riflettè per un momento.
Dovette ammetterlo, c'era qualcosa che non andava.

Due minuti dopo, discutevano animatamente sulla soglia.
"Mi avevi promesso che non lo avresti più toccato fino a domani mattina! Sei stata una sciocca!"
La voce di Claire affettava l'aria come la lama di un coltello. "Ah sì?! Scusami, scusami tanto se a me piacciono i gioielli veri!"
"Che cosa vorresti dire, che forse il mio anello di fidanzamento non era abbastanza?!"
"AHAHAHAH! Chiediti piuttosto perchè abbia voluto indossarne uno decente per almeno una notte! Perchè QUELLO CHE MI HAI REGALATO TU era un portatovagliolo, Gandalf!"
La ragazza fissò in maniera truce la fede dorata che poco prima risplendeva al suo indice, ma che adesso era in mano allo stregone.  "Per noi avevo in mente un matrimonio serio, sai?! Dico, un PORTATOVAGLIOLO!"
Gandalf cercò di ignorare l'improvviso prurito alla nuca. "Tu non capisci! Si sta già impossessando di te! Non possiamo aspettare domani, dobbiamo distruggerlo immediatamente!"
Lei tirò su col naso. "Ma io l'ho già distrutto!"
Il vecchio sbuffò. "Non...!" prese a dire, grattandosi furiosamente. "Non sto parlando di quel maledetto portatovagliolo!"

"Beh, allora non voglio che tu lo distrugga" replicò lei. "Si tratta del MIO anello! Ho intenzione di tenerlo."
Gandalf si irrigidì. "Questo anello è stato forgiato con il solo scopo di creare TUMULTO e DISSIPAZIONE!"
"Questo anello", si oppose Claire, "è stato forgiato da ME per puro caso, e non lascerò che me lo rubi!"
Con un grido insopportabilmente acuto si avventò su Gandalf, tentando di strappargli dalle mani il piccolo tesoro. Vi furono un paio di "Aah", un bel po' di "Ooh" e uno o due Do di petto, poi il silenzio.

Il corpo svenuto di Claire fu trascinato dentro casa, accompagnato dal borbottio sommesso di una o due parole che potevano classificarsi sia come antica formula di benvenuto in dialetto orientale norreno, che come imprecazioni fatte in mancanza dei denti davanti. Le avvolse una garza intorno alla testa e si affrettò fuori, sbattendo sonoramente la porta dietro di sè.


IL PROSSIMO CAPITOLO FRA UNA SETTIMANA...
Non osate perdervelo! Sono alle porte sviluppi piuttosto interessanti. 

Grazie per avermi letta <3

Claire.

*Durante la pausa-riposino si era avventurata sul Monte Fato, aveva trovato uno stampo già carico di oro fuso a milleccentosessantagradi e, per sbaglio, vi si era seduta sopra.




martedì 7 maggio 2013

FF#1, CAP 2: Claire, Carlo e i Verdoni

"Fancy Readers dilecti mei, hic est capitulum secundum interessantissimis atque divertentissimis narrationis. Hunc post* et post** precedentem cum diligentia legite, altrimens cazzia vestra."

Carissimi Fancy Readers, mentre leggevo una pergamena latina del 220 d.C. sono incappata per puro caso in questa antica massima che consiglia la lettura di questo post completo del suo CAPITOLO PRECEDENTE. Fossi in voi asseconderei gli antichi romani, in fondo loro di robe strane se ne intendevano eccome.

*Vi starete chiedendo che cosa significhi "post" in questo preciso contesto. Significa post.
**Anche questo "post", significa post.
UNA RELAZIONE PERICOLOSA
CAPITOLO DUE:
CLAIRE, CARLO E I VERDONI
  

Lesse attentamente. Claire era pur sempre un nome piuttosto popolare, specialmente nel mondo del marketing: si rammentava, ad esempio, i surgelati Mon Claire, i vini Clairette, il detersivo Chante Clair e svariati altri titoli di componimenti di cui il più poetico aveva a che fare con la luna e negli ultimi tempi, con i film di una tipa gracile dalla mandibola in terza classe.

METTITI NELLE MANI DI CHI TI CONOSCE DAVVERO...
...LE TUE!
CORSO DI AUTO-MASSAGGIO
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"Bizzarro come annuncio" riflettè la vecchia, che dal canto suo non usciva mai di casa senza un dizionario di quattro chili infilato nella borsa. "In effetti sapevo che la signorina Claire tenesse dei corsi, ma non pensavo si trattasse, ecco, di roba di questo genere...". Cincischiò con l'ultimo bottone del golf desiderando cambiare argomento.
Ripensò alla sfuriata precedente e, d'un tratto, tossì in una risata sguaiata. "Come-com'è che hai detto, scusa? PERLUSTRARE il suo corpo?".
L'uomo vestito di nero diventò tutto rosso.


Mammifero di alta classe, era lui. Infinitamente piccolo era, e infinitamente potente. Una coda, aveva, e tanti denti spaventosi che sbranavano pesci. In mancanza di pesci andavano bene anche le caccole. Si trovava bene con le caccole, le caccole erano appiccicose ma saporite. Più si leccava e più si sentiva lui stesso, una caccola. Aveva dormito un po' stretto, sai cosa. Adesso tutto meglio, anzi forse anche dimagrito, lui.
Un fazzoletto grigio iniziò gradualmente a spostarsi lungo il camminamento all'angolo dell'Emporio Superstucco. Acquisita una certa sicurezza, rovesciò un bidone vuoto schiantandovisi sopra come un proiettile. Seguì una serie di imprecazioni a proposito di una ballerina porca di nome Giada. Ci furono dei passi, e il fazzoletto scomparve.
Non vedeva più niente, lui, cieco era diventato! 
"Gorg?"
Gorg? Tanta bellezza non poteva vedere! Giada ballerina!
Il vecchio Gandalf corrugò la fronte. Con un sospiro di ribrezzo, srotolò il tessuto facendo presa sui lembi esterni. All'improvviso vedeva di nuovo, lui! Ma com'era potuto succedere?
"Eri avvolto in un fazzoletto, stolto!" tuonò Gandalf, ma si addolcì subito dopo, trattenendo un ghigno. "Ehm...hai forse iniziato a leggere Dylan Dog?"
L'esserino aveva i minuscoli artigli, gli arti superiori e le gambette ricoperte da una sostanza gelatinosa oltremodo sospetta; tuttavia pareva felice di potervi passare la lingua, incurante o forse, non totalmente consapevole di ciò che gli era accaduto. Parte della coda gli era rimasta incollata alla stoffa e l'impressione generale era quella di una frittella schiacciata. Dylan Dog. Due o tre aveva letto, a casa della donna Eugenia.
"Chi è, quella che ti ha ridotto in questo stato?" Quale stato?
Gandalf evitò di menzionare i dettagli. "Sei un po' sbiadito, ecco tutto." Si concentrò e lasciò alla magia il compito di staccarlo dal fazzoletto. Gorg non volle farsi fare altro, e chi era lui per privarlo della contentezza di essere ricoperto di muco? Nonostante tenesse a lui, il perfido Carlo lo aveva abbandonato per strada, credendolo morto per spiaccicamento* all'interno di un dizionario. Per fortuna il corpo del mostriciattolo era notevolmente elastico e, come in tutte le creature orrende e immonde che si rispettino, il soffio vitale non lo aveva abbandonato se non per il breve periodo di tempo in cui era svenuto.
L'amico Gandalf era arrivato un po' troppo presto. Ancora non avevano fatto niente, Carlo e lui. La vecchia li aiutava, ma solo perchè pensava che stavano in un film.
Il mago corrugò la fronte per la seconda volta, ringraziando il cielo di non essere ancora vittima di demenza senile. Che razza di rimbambita avrebbe potuto rendersi complice di un assassino con una giustificazione tanto irragionevole?
Nel frattempo, Gorg aveva strappato un poster dalla parete accanto e lo aveva accartocciato in una specie di giaciglio.
Carlo assomigliava molto a uno che girava i film, sai cosa. Un come si poteva dire, un artista.
Un lampo nitido attraversò la mente del vecchio, andando a stimolare in particolare quelle aree di corteccia destinate alla messa a punto di strategie efferate. 
"Gorg?"
Gorg?
"Chi è il tizio?" chiese Gandalf, lo sguardo apparentemente disperso nel vuoto. La creaturina allungò un artiglio e con fare solerte, indicò sotto di sè.
Di un azzurro duro e limpido, gli occhi dello stregone vedevano al di là di ogni cosa. Carpivano ogni menzogna, sapevano distinguere il bene dal male e scomporre un raggio di sole in sette tonalità sgargianti. Spesso contemplavano l'infinito, ma questa volta furono costretti a focalizzarsi su di un poster accartocciato che ritraeva il volto di un uomo, anch'egli di nome Carlo, ricoperto di muco e con in bocca un sederino verde. 
Carlo Ver qualcosa, diceva la scritta in lettere rosse.
E così, c'era un altro Carlo.
Gandalf potè accorgersi della straordinaria somiglianza solo dopo aver tolto Gorg dal centro del poster e, con grande rammarico della sua tunica, ripulito il pezzo di carta per renderlo di nuovo leggibile. Si trattava dell'inaugurazione di una nuova università, e il tizio avrebbe presenziato in quanto ospite illustre. La data era vicina, un bel colpo di fortuna. Rimestò con l'indice nella tasca della tunica ed estrasse un anello d'oro lucente, ben ventiquattro carati. L'incisione più o meno diceva:
 Ash nazg durbatulûk, ash nazg gimbatul, ash nazg thrakatulûk, agh burzum-ishi krimpatul!
"Gandalfuccio e Piccola Claire insieme per sempre!" aveva tradotto scherzosamente Claire il giorno in cui lo aveva portato a casa, mentre il volto di lui si contraeva in un misto fra panico e sbigottimento.
"Questo...questo non è l'anello che ti ho dato!"
"Oh, ma è molto simile!" aveva detto lei.
"Io non trovo affatto."
"E' oro a ventiquattro carati, Gandalf!" ammiccò Claire, rigirandoselo tra le mani. "Non ci crederai mai..."
"Fammi indovinare" la interruppe Gandalf. "eri fuori per un'escursione con il gruppo di auto-massaggio, durante la pausa riposino vi siete avventurati in due o tre sul Monte Fato, ti sei seduta per sbaglio sullo stampo già carico di oro fuso a milleccentosessanta gradi e hai casualmente forgiato l'anello?"

Era andata esattamente così. Gandalf era uno stregone tanto potente da conoscere ogni cosa ancor prima che lei la dicesse, ed era soprattutto per questo che Claire lo trovava così fascinoso. Il fatto di essere stato costretto a lasciarla riusciva ancora a farlo imbestialire, abbastanza da sferrare una bastonata in direzione della parete.
Auuuiaiii! Porca, porca di quella Giad...
"Oh, perdonami, Gorg" esclamò il vecchio. "Tutto bene?"

Capitoli successivi

*Sebbene poco conosciuta e spesso trascurata in favore di altre tecniche quali la crocifissione, l'affissione/recisione di membra o la muratura, la morte per spiaccicamento permette di ottenere un cadavere perfettamente appiattito, igienicamente a norma e idoneo a qualsiasi tipo di sepoltura. Il nostro Istituto fornisce professionisti in grado di realizzare questa tecnica in assoluta sicurezza, tramite macchinari specializzati che comprimono gradualmente il corpo del figlio di Satana, mostro o professore prescelto assicurando un trapasso altamente drammatico e funesto. Chi desidera attuare il trattamento nella comodità di casa propria può avvalersi del pratico servizio di rilascio liberatorie, che consentirà di eseguire le tecniche anche senza l'ausilio di un incaricato.
Occasionalmente, la pressione graduale può causare inedia e un conseguente grigiore. Per combatterlo esteticamente, è possibile prenotare una consulenza gratuita con gli esperti di bellezza del nostro entourage, che da sempre si avvalgono di prodotti interamente naturali e strumenti professionistici quali catarro e vere unghie umane (100% indian). Per maggiori informazioni e preventivi si consiglia di visitare il sito www.IstitutoperlaDiffusionedelleTecnichediMorte.org, consultando le voci "Perfezionamento Cadaveri" e "Quanto cazzo potrà mai costare".
Avviso a cura di IDITEM-Istituto per la Diffusione delle Tecniche di Morte
Via delle Fiaccole 30, 5000100 Oxford.

lunedì 29 aprile 2013

Fancy Fiction #1: UNA RELAZIONE...

Non so voi, ma aprile è un mese particolarmente infruttuoso per le tasche della sottoscritta, la quale si ostina a scegliere (e più volentieri a farsi scegliere) portafogli di dimensioni e capienza pari al cranio di Carlo Verdone, il quale finish lucido, unito a sfarzosi dettagli fucsia, tradisce una fallace opulenza. Già.
Se in questo momento vi state chiedendo che cosa abbia un finish lucido tra il mio portafogli e il cranio di Carlo Verdone, sappiate che nemmeno io lo sapevo finchè non ho aggiunto la cosa dei dettagli fucsia. Come ben dedurrete, a differenza del mio lussuoso ma semivuoto portaspiccioli, la capoccia del nostro Carlo è ben stipata di denaro sonante così come le più oscure profondità del suo santo deretano. Immagino che ciò eserciti una certa attrattiva su quella parte di universo femminile che considera il potere un sottogruppo del fascino. 
Nei recessi di quell'universo, ovviamente, c'è anche Claire.

FF #1: UNA RELAZIONE PERICOLOSA
CAPITOLO UNO: STUPIDO LIBRO!
Non c'è niente di meglio di una pennellata di colore per ravvivare una parete e risollevare il morale, le aveva detto il commesso dell'Emporio Superstucco. Quasi stentava a crederci: ben due anni di incondizionata fedeltà e al primo, involontario sfogo isterico lui l'aveva mandata a casa con in mano un barattolo di vernice viola. All'uscita, una vecchina aveva tentato di rincuorarla porgendole un fazzoletto di stoffa con dentro una cosetta tutta secca che aveva la tipica aria di chi è passato dalla vita alla morte tramite un lento e doloroso processo. Claire se ne era accorta un istante dopo avervi soffiato dentro, era inorridita e poi, squittendo, lo aveva lasciato cadere. Nel frattempo la vecchia, il cui stupore era mutato in un'espressione accigliata, si era allontanata provando un improvviso e inspiegabile interesse verso un bidone della spazzatura.

Casa, dolce casa. Il silenzio in quattro mura stanche. Lo si poteva sentire avvolgersi al volto, lisciare i capelli e scendere fino alle dita dei piedi ogni volta che, nude, si posavano sulle piastrelle prima di incontrare le lenzuola fresche. Una carezza talmente dolce da trasformare i singhiozzi in un pianto soave e disteso. Ogni sera, Claire liberava il cuore su un cuscino che non sembrava mai asciugarsi, mentre con la mente precipitava, si rigirava, si perdeva in un abisso di ricordi affilati senza mai riemergere. Dio solo sa quanto avesse pregato di poter chiudere gli occhi senza che quel volto le apparisse, ma non poteva evitare di rimanere soggiogata e stupidamente ferita da quel ricordo, un uomo con le labbra arrotondate in un secco "no".


"No, Claire. L'anello ... non devi metterlo mai".

Oh, Gandalf. Perché se ne era dovuto andare? E perché caspita si era portato via il suo anello di fidanzamento, ventiquattro maledetti carati con tanto di incisione in arabo?
Richiuse gli occhi e cercò di addormentarsi. A dispetto di ciò che le aveva detto il commesso, ripensare al buffo incidente avvenuto quella mattina di fronte all'Emporio le tirò decisamente su il morale.

All'angolo della strada, un bidone della spazzatura discuteva animatamente con una signora sull'ottantina.
"Sei pazza?! Dovevi farglielo portare a casa, non certo imbrattare come uno straccio da latrina!". La voce si fece più acuta e lagnosa. "Il mio Gorg, che fine indegna gli hai fatto fare! Ucciso da un...". ebbe un attimo di esitazione, per poi esplodere in un impeto di rabbia: "...d-da un grumo di muco!".
"Su questo punto temo di doverti contraddire, Carlo caro". La vecchia era seduta su uno sgabello di plastica piuttosto minuto, appartenente al reparto ristorazione dell'Emporio Superstucco. Sul piccolo schienale si intravedevano un adesivo rosa malva, recante una scritta sbiadita, e una minuscola impronta di sugo.
"Che intendi dire, vecchia?!" crepitò la voce, stizzita.
Lei estrasse un tomo dalla borsa. "Il fazzoletto era tutto a grinze, avevo pensato di tenerlo in bella piega..." sospirò rassegnata "... all'interno di questo libro."
Il bidone spalancò gli occhi, facendo sobbalzare il coperchio. "Ma quello... quello è il Sabatini-Coletti!"
"Esattamente"
La voce riemerse da un attimo di interdizione. "Tu...t-tu dici che è il motivo per cui lui è così..."
"Spiaccicato. Sì." terminò la vecchia, i cui pollici ed indici adesso erano meticolosamente serrati ai lembi esterni di un fazzoletto con su attaccata, dietro a una discreta quantità di moccio, la sagoma accartocciata di un piccolo essere semitrasparente.
Il coperchio si sollevò in aria, spinto in alto dal vapore grigiastro di un ennesimo accesso d'ira. "Come hai potuto farti venire un'idea così scema! Oh, i miei piani potevano già essere sul punto di realizzarsi, il piccolo Gorg si sarebbe infilato come un lampo nella manica di quella sciocca appena prima che ella aprisse il fazzoletto, e una volta perlustrato il suo corpo avrebbe perlustrato la sua casa, trovando l'anello e portandocelo! Ah, ma non ha potuto, non ha potuto farlo, perché tu, senza accorgertene...". Una figura scura e robusta si levò dal contenitore argenteo, lanciando fiamme dagli occhietti rossi. "Tu lo hai essiccato all'interno di uno stupido libro!"
"Non sapevo niente di Gorg" si giustificò la donna. Quel Carlo aveva il brutto vizio di non spiegare mai le cose. Da quando lui e il suo ex-mostriciattolo si erano stabiliti a casa sua non facevano altro che spadroneggiare e benchè non ne andasse fiera, al momento si sentiva felice di aver accidentalmente fatto fuori uno dei due. Si alzò impettita con tutta l'intenzione di andarsene, quando Carlo le balzò accanto, avvicinando gli occhi allo schienale del piccolo sgabello Superstucco. "Che cosa vedo qui? Su questo sgabello c'è scritto Claire!"
Eugenia era più portata a credere che l'uomo stesse cedendo i suoi ultimi atomi di lucidità ad un galoppante disturbo ossessivo, ciononostante i suoi occhi si posarono incuriositi sul grazioso adesivo rosa.

Continua QUI (è bene che lo sappiate). 
Claire

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