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lunedì 28 aprile 2014

ELLE

Il piede urtò contro uno dei giocattoli sul tappeto ed il brusco attrito con la plastica fredda le spalancò gli occhi. Ore dieci, pensò ritrovandosi di colpo in salotto di fronte all’orologio a parete, gli occhiali da lettura ancora sul naso dove li aveva lasciati prima di assopirsi. Mosse gli occhi in direzione del libro lasciato in sospeso quella notte, un Dostoevskij appena iniziato. Non lo trovò: forse lo aveva lasciato cadere nel sonno. Parlava d'amore, qualcosa di troppo poco tangibile per un'anima ancora acerba. Un piccolo fremito di eccitazione le ricordò l’appuntamento di quella mattina. L'aveva sognato quella notte, immaginando come sarebbe andata, e adesso, a poche decine di minuti dall'incontro, sentiva l'impulso di tirarsi indietro.

Sarebbe stato il suo primo uomo. Men
C’erano parecchi Men in quella zona di Londra, più di quanti se ne potessero immaginare. Curiose circostanze avevano voluto che Olga e Jennifer fossero con un Men in quello stesso istante, a poche decine di minuti dal suo appuntamento con un nome analogo.
Men. 
Il pensiero di lui le tinse inaspettatamente le guance di rosso, e d’un tratto fu come se lo avesse evocato dal nulla e avesse preso a fissarla, appeso, da una nube sul soffitto. L'idea del suo sguardo la bloccava, costringeva il sangue a defluire dalle ginocchia avvitate, gliele consegnava in ossa di pollo. Voleva scappare e allo stesso tempo affondare i sensi in quel flusso di desiderio. Incrociò debolmente le piante dei piedi, dirigendosi verso la stanza da letto in quella che forse, pensò, poteva definirsi una camminata sensuale o, in alternativa, qualcosa di vagamente patetico. Si vestì davanti allo specchio, un abito lungo dallo scollo appena accennato. Lasciò che il Men di nuvole, bello e fiero, le fissasse i capelli mentre, come fronde di salice, ricadevano a piombo sul viso e, allo scorrere delle dita, si avvolgevano sulle spalle in voluminose corde di liquirizia. Infine ci fu un momento in cui il sole la illuminò di un bagliore tanto ardente da accenderla dal dentro, come fosse di luna. Sotto gli occhi evanescenti di lui, si rivelò una fata luminosa. Il piccolo volto brillò riflesso, forse in preda a sensazioni mai vissute, viste ancora più confuse attraverso lo specchio. Gli occhi si fecero più languidi, e fu come se si ricolmassero di quello che stava in cielo. O meglio, sul soffitto. Aprì un sorriso e deglutì a fatica, tentò un paio di espressioni cercando di atteggiarsi un po’ e infine riprovò a sorridere, intervallando attimi di contenuto entusiasmo a cocenti sprazzi di nervosismo.
Io ti amo!
Men si presentò con appena cinque minuti di anticipo: alto, ben vestito, e con addosso  l’orchidea che le avrebbe messo fra i capelli quando, al momento opportuno, avrebbero lasciato la soirée per spostarsi in luoghi abbastanza idillici da risultare deserti.

Il suono acuto del citofono ruppe la bolla di luce e sogno.

Soho. C’erano parecchi Men in quella zona di Londra, più di quanti se ne potessero immaginare.  C’erano anche molte ragazze come Elle, ma avevano soprannomi diversi, come Olga, o Jennifer. In alternativa avevano numeri di serie, tutti rintracciabili da parte dei Men in caso di lamentele o emergenze. Attraversò il salotto, squadrando le intercapedini del divano alla ricerca del Dostoevskij. Non lo trovò. Si trattava di un romanzo d'amore, in fin dei conti, qualcosa di troppo poco tangibile per un'anima ancora acerba. Nonostante ciò, Elle presentava tutti i fremiti, le incertezze e i languori del caso. Pensò alla sua verginità, una di quelle poche cose che, a differenza di molte donne a seguito del primo amplesso, avrebbe riavuto e riavuto di nuovo, finché non fosse stata ammaccata. Afferrò il soprabito, le grandi tasche sgualcite che ricordavano un portamonete vuoto, e prima di uscire prelevò dal tappeto uno dei giocattoli.
Men come Menzogna. II suo primo uomo. Il suo primo cliente. Portarsi appresso una bambola di plastica, la curiosa abitudine che condividevano. Rossa del sangue che non aveva, pensò alle stesse cose, quelle che avrebbe pensato per sempre, provò le stesse acerbe emozioni che avrebbe provato per sempre, e, carica di energia luminosa, si recò frettolosamente da lui, rimbalzando sui piedi di latta. 
Elzbiet Brozek


venerdì 17 gennaio 2014

La Vita è un Romanzo

E’ quello che ho sempre pensato, ed è per questo che amo scrivere: mettere per iscritto qualcosa ha come il potere di suggellarlo. 
Non mi è mai capitato di usarne una, ma avete presente il suono “DIN” delle macchine per scrivere, quello del punto e a capo? Ecco. Scrivere qualcosa rende quella cosa piuttosto “DIN”, non credete? Io credo sia semplicemente arrivata l'ora di scrivere qualcosa. Qualcosa di me, tanto per iniziare. 

Se ancora non lo sapeste, mi chiamo Chiara. DIN.

Sono una blogger, una cantante (a tempo perso), una modella (sottopagata), una traduttrice, un'aspirante scrittrice, una saltuaria disegnatrice, e anche una Beatrice-il che non ha granché senso, ma fa rima. DIN.

Sono pure una studentessa, anche se molto presto non lo sarò più. DIN.

Adesso lavoro come modella, ma sono stata esteticamente rivoltante fino all’età di diciassette anni. DIN.

Una volta sciolti i capelli e conseguito un aspetto degno di qualcosa di abbastanza sano, i ragazzi che al liceo deridevano i miei folti baffi ossigenati sono improvvisamente mutati in creature eteree, amichevoli e gentili. DIN.

Ho frequentato vari esemplari di maschio orrendo, per poi concludere che forse esisteva qualcosa di più piacevole alla vista e con cui, divina clemenza, non mi sarei vergognata a farmi vedere in giro. DIN.

Ho frequentato altrettanti esemplari di maschio (interiormente) orrendo, per poi concludere che forse sarei stata bene da sola, e che lo status di “single”, come dimostrato da una famosa serie televisiva, era molto più figo rispetto a "impegnata in una valle di lacrime di frustrazione". DIN.

Avevo appena incominciato a stare bene da sola, quando ho incontrato Fidanzato, e insieme a lui un mieloso,  appiccicosissimo marziano verde di nome Amore, mai visto prima di allora. DIN

Lo avevo sempre scambiato per il fratello, Mega-Pattumierone a Pedali con Traino (sono difficili da distinguere, una volta che ci fai caso). DIN.

Fidanzato è un ballerino/letterato/pallanuotista di notevole stazza e avvenenza. DIN.

Trattandosi di un esemplare estremamente raro in versione etero, in questo momento mi sento autorizzata a vantarmene. DIN 

Ciò non significa che siate tutti racchie zitelle o invidiosi psicopatici. DIN

Solo in parte, magari. DIN

Nonostante questo, mi ritengo piuttosto simpatica. DIN.

Talmente simpatica che in preda a un raptus maniacale ho mollato Fidanzato e adesso sono di nuovo triglia single. DIN.

Quando capito in gruppi di sconosciuti mi diverto a fingere di essere inglese, è un po' come origliare. DIN.

Una volta, a scuola, mi sono fotocopiata la faccia e ho creduto di avere le zampe di gallina come mia nonna. DIN.

Da piccola mi chiedevo come mai Barbie non avesse i capezzoli e l'altra cosetta là in mezzo. DIN.

In realtà, se stessi scrivendo con una vera macchina da scrivere non andrei a capo tutte queste volte, ma ammetto che è tutto molto divertente. DIN.

mercoledì 13 novembre 2013

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