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venerdì 27 giugno 2014

Storia del cigno che si perse nell'aria


"Una gabbia andò a trovare un uccello"
  F. Kafka

7 giugno, 1296
Così il cigno si perse nell'aria, fendendo le ali nel turbine vuoto. Sballottato qua e là dalle correnti, si affannava in cerca di un riparo. Intorno a lui solo acqua salata, e vento.
Quando il cigno si perse nell'aria, ricordo di aver pianto. Io, dal mio umido angolo sul ponte, stretta a una colonnina di legno. Lo stesso punto da cui avevo visto Brema inabissarsi lentamente, diventare anch'essa, a poco a poco, acqua salata e vento.
Non si trattava di me, e forse nemmeno di lui. Forse ero stanca per la tormenta che sembrava protrarsi da ore, e gli strepiti di mio padre a proposito di scendere in coperta mi riempivano le orecchie già stracolme di pioggia. Forse non m'importava nemmeno del perché fosse lì, comparso dal nulla, in mare aperto. Al tempo non riuscii semplicemente a spiegarmelo.
Non piansi per lui, ma per la sua dannazione. Gli uomini dell'equipaggio lo avrebbero certo catturato, se avesse raggiunto la nave, e le urla del vento non lo avrebbero certo condotto a Gamlebyen vivo. Immaginai i volti malnutriti dei miei uomini accendersi di brama carnivora allo scorrere del sangue sulle belle piume. Piansi perché un cigno non appartiene né agli uomini, né al mare. Fu il mio ultimo lutto, o meglio l'ultimo a includere lacrime: il lungo viaggio mi aveva dato occhi impassibili con cui potermi guardare alle spalle senza che i flutti mi scuotessero.
Presto mi sarei sposata, in un abito rosso come sangue di cigno.
Nel mio pallido e raffreddato torpore, non distinguevo bene gli aromi. Avrei bevuto e mangiato a volontà senza preoccuparmi troppo dei sapori. Avrei danzato stoicamente e con grazia, per poi coricarmi alle luci del tramonto. Avrei visto di nuovo il cigno, riflesso sulla lama di un coltello, e di nuovo negli occhi impauriti di un uomo egoista. Infine, avrei capito che il cigno ero io. Che nonostante i miei sforzi sarei sempre tornata a quel mare, alle onde di sangue, e a quel vento.
Fui incoronata morta.
Louis Icart, "Leda and the Swan"

martedì 10 giugno 2014

Il Pianto è Umano, la Freddezza è Divina


2014 Roberto RotoBianca Alinghieri
Mentre mangiavo i popcorn, sono arrivata a tre importanti conclusioni:

1) Dio, come i rettili, è una creatura a sangue freddo; 
2)Se fossi un uomo vorrei decisamente andare a letto con me e con una ventina di mie colleghe; 
3) Voglio un gufo.

Allontanandoci un attimo dalle ultime due (su cui tornerò più tardi), a voi è mai capitato di ascoltare conversazioni a sfondo religioso? A me è successo una volta, mentre viaggiavo in treno. Due signori, il primo con l'evidenziatore giallo incollato al libro di Papa Francesco, e il secondo armato della voglia di chiacchierare tipica di chi prospera su questa Terra senza sapere bene il perché. Una conversazione al principio normale, classico pippone noioso da treno in cui quello vecchio si lamenta del tempo o di cose tipo la micosi ungueale, quell'altro ancora più vecchio si lamenta a sua volta di qualche callo, e così via fino a raggiungere un'insoddisfatta quiete reciproca. Ma ecco che il primo tipo menziona accidentalmente IL NOSTRO SIGNORE IDDIO. E allora quell'altro commenta mah, io al Signore un ci credo più in questo mondo ignobile, se fosse così bono un morirebbe mai nessuno e il tipo ribatte qualcosa come è perché non tu c'hai la Fede! Chi c'ha la Fede è immortale!, allora l'altro gli fa si more ma tutti, e dove si va un lo sapete neanche voi che siete tutti fissati con codesto Papa Francesco!, così il tipo si offende cercando appoggio in me che, ovviamente, fingo di russare rumorosamente. Quella volta è andata più o meno così.
Nessuno dei due aveva ragione. In realtà io credo che il vero Dio, e cioè quell'insieme storico di eventi e situazioni che ci ha evacuati e che ammanta l'esistenza, sia un essere neutro, freddo, e privo di qualsiasi inclinazione al bene o al male. Non vedo Dio come qualcosa di buono o cattivo, bensì come una forza equilibrata e in contrasto con sé stessa. Penso che questa sia, in un certo qual modo, una conseguenza fica del libero arbitrio: abbiamo la piena facoltà di scegliere da che parte stare, ragion per cui possiamo decidere quale lato di Dio vedere, se quello mostruoso o quello incantevole. E' una nostra scelta, se considerare di più il torbido o il limpido. Possiamo persino, a nostra volta, essere dei: creare storie, fotografie o altri mostruosi bipedi infestanti. Possiamo essere freddi e distaccati, o viceversa appassionati e coinvolti, così come decidiamo di stare al sole o all'ombra. L'emozione è roba umana: nasce dal contatto e libera quantità industriali di muco. Io non verserei mai del serio muco per la morte di qualcuno che non conosco, ad esempio. Se morisse il mio cane, invece, mi reciderei simbolicamente le arterie. Pensandoci bene, capisco anche Gesù. Scende in terra coi più divini intenti e si ritrova ammorbato da una bella meretrice. Lo dico agitando il mio dito ignorante, come i due signori mi hanno ben insegnato a fare. Come in tutte le cose incluso il classico caso del bicchier d'acqua, se ti avvicini troppo rischi di perdertici dentro.

Tornando ai punti 2) e 3), anche l'uomo che è in me apprezzerebbe un gufo domestico.
Oppure un bellissimo, corposo serpente.
No, aspetta: forse un uomo non lo apprezzerebbe, un corposo serpente.

PS: Mi hanno chiesto di approfondire ulteriormente il punto 2), per cui sottolineo: non è colpa mia se tutte le volte che accedo alla home di Facebook vengo invasa da molteplici rappresentazioni fotografiche di gnocca. Alla fine una, anche se è etero, due pensieri se li fa.

xoxo

domenica 8 giugno 2014

Clairely Sunday: Risvegli Diversificati Post-Maleficent

UOMINI

Undici e trenta. E' l'alba, cioè il momento della domenica in cui un sole stranamente già alto inizia a solleticarvi le palpebre, e le progressive fasi del vostro risveglio si accompagnano gradualmente a sempre più amare consapevolezze:
1) Non siete re di un paese incantato; 
2) Angelina Jolie non ce l'ha con voi; 
3) Conseguentemente, non dovete elaborare nessun piano di riconquista che riguardi il baratto di ali rubate con un matrimonio; 
4) Occorre lavarsi bene i denti: è l'alitosi a bruciare le fate, non certo il metallo. Quello, specie se giallo e luccicoso, attira le stronze.

DONNE

Undici e trenta. E' l'alba, cioè il momento della domenica in cui un sole stranamente già alto inizia ad illuminarvi la faccia facendovi venire le rughe, e le progressive fasi del vostro risveglio si accompagnano gradualmente a sempre più amare consapevolezze:
1) Non siete regine di un regno fatato;
2) Non avete l'esatto aspetto di Angelina Jolie, a parte le corna in cartongesso e il colorito ospedaliero; 
3) Conseguentemente, vi sentireste comunque in diritto di elaborare un piano di vendicativa riconquista;   
4) ...Se solo l'alitosi non rendesse così ostica la parte "riconquista".

domenica 1 giugno 2014

Savoir Merde

 Se Dio ci ha dato il buonsenso è perché sapeva che, un giorno, Tim Berners-Lee ci avrebbe donato Internet, e che noi, con l'andare del tempo, avremmo conosciuto Facebook, Twitter, Youtube, Instagram, i brillanti quesiti di Yahoo Answers e un paio di altri metodi per innalzare l'autostima. In poche parole, Dio voleva salvarci da questo:


Conoscere approfonditamente le proprie possibilità è ammirevole: grazie all'ampia scelta di accessori in dotazione al nostro corredo genetico possiamo parlare, interagire, riprodurci e generare materia di ogni genere fisico, il tutto con un ragionevole margine decisionale su quando e come attivarci. E' bello sapere che molti di esseri deambulanti, essendo al corrente di ciò, avvertano il costante obbligo di rivendicare la propria libertà di espressione, parlando unicamente perché hanno una cavità orale o accoppiandosi solo perché ne possiedono una intergambale. E' ancora più bello sapere che una consistente parte di essi, anziché proferire a voce, in privato o di persona, preferisce esercitare suddetto diritto scrivendo commenti balordi e inutili sui social network.

Giusto perché lo si può fare, no?

C'è anche scritto: "Scrivi un commento...", quindi perché non farlo.
Gli scaffali del supermercato sono pieni di "Acquista", "Compra" et sinonimi: pensare che una semplice scritta possa obbligarmi a compiere qualunque azione avrebbe senso quanto un cartello istigante al suicidio in prossimità di un pendio.

Inutile che mi soffermi su quanto sia ingenua e distorta la convinzione di poter veramente dire o fare quello che ci pare in qualunque contesto virtuale (e non). Mi soffermerò invece sulle ignominie del savoir merde, ovvero quell'abilità naturale che esterna quanto di più sbagliato si possa esternare, nel modo più sbagliato e nella più sbagliata delle location (esempio: la mia bacheca e quella di altri cristiani). La maleducazione regna incontrastata, ovviamente, ma non è sola. Ad esempio questo commento, ricevuto dal mio amico Simone, non è propriamente maleducato:

...è tuttavia presuntuoso ed inappropriato. Pura essenza di savoir merde, per non contare il fatto che, comunemente, la persona che esprime tale critica (nella convinzione di aver fatto un favore al malcapitato nonostante la chiara mancanza di tatto e garbo) si aspetta, oltretutto, di essere ringraziata.
                                                                                                           GRAZIE

Il (sentito) consiglio che intendo somministrarvi è il seguente: domandatevi se di persona lo fareste. Direste in faccia le stesse cose che state per scrivere a quella persona? Andreste appositamente da quella persona a dirgliele? Se sì, go ahead (and be prepared, perché se è vero che avete "piena" libertà di espressione, anche chi vi risponde ha altrettanto inoppugnabile diritto, e state pur certi che lo eserciterà in rima col vostro).

Nella maggior parte dei casi però, e lo sapete meglio di me, la risposta è no.

No, non gliele direste in faccia solo perché avete una bocca. Per cui, non commentate soltanto perché leggete "commenta".

PS: La protuberanza che increspa i miei mutandoni non è l'etichetta per la lavanderia. E' una piccola coda a punta.

xoxo

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