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venerdì 20 settembre 2013

FF#1, CAP 4: Notte Selvaggia

~Capitoli Precedenti~
1.Stupido Libro!
2.Claire, Carlo e i Verdoni
3.Rio Verduzzo

Nei suoi rispettosi e imponenti cinque piani, l'Emporio Superstucco vantava la più vasta fornitura di vernici e affini dell'intero continente. Lucien, figlio dell'anziano proprietario e capocommesso, si sentiva piuttosto fiero di come stessero andando gli affari. Con le gracili braccia trasportava un'alta fila di barattoli impilati, diretto allo scaffale vuoto più vicino. Il cappellino con le antenne, ciascuna delle quali terminante nelle scritte in polistirolo "SUPER" e "STUCCO", ne faceva un ibrido fra un commesso del fast food e una formichina stanca e affaccendata.
Si fermò un attimo a studiare la disposizione artistica che avrebbe adottato, poi inciampò sul suo stesso piede e fece rotolare qualche barattolo sul pavimento. Fortuna che c'era soltanto lui. Avere le chiavi dell'Emporio gli consentiva di sistemare la nuova merce in tutta tranquillità durante la notte, senza doversi sorbire gli sguardi compassionevoli e le risatine soffocate dei clienti. Non era certo un atleta olimpionico, ma si riteneva comunque abbastanza prestante, nonostante la maldestraggine. Quest'ultima, sosteneva, era quasi interamente dovuta alla sua grande emotività e sensibilità artistica, che spesso lo rendevano distratto. Come quella volta che la signorina Claire lo aveva invitato per cena e lui era stato ricoverato d'urgenza per aver urtato contro lo spigolo di uno scaffale. Ancora inorridiva  ripensando a ciò che era successo alle sue parti basse. Certo, essersi accidentalmente autocirconciso era stato doloroso, ma era pur sempre meno temibile di ciò che gli era accaduto dopo, in compagnia di quella strega spaventosa. Si chinò a raccogliere il primo barattolo. SQUIKIIII.


 Si piaceva moltissimo con quel look. I capelli alzati dal vento, nonostante si trovasse in un ambiente chiuso, la lieve sfumatura shatush molto di moda, gli occhi truccati pesantemente e accesi di una luce rossastra, quasi stesse indossando lenti a contatto colorate. Stava ridendo con le sopracciglia aggrottate, cosa che fino a quel momento aveva ritenuto impossibile fare e, mentre i volant dell'abito rosso serpeggiavano come lingue di demonio, il suo indice, ornato dall'anello d'oro, era teso a indicare una zona precisa del corpo di un piccolo ometto impaurito. Si chiedeva perchè se ne stesse acquattato in un angolino a strillare, quando poteva avere il privilegio della compagnia di una tale sventola. Attualmente, era troppo presa dai particolari del corsetto per accorgersi che la punta del suo indice stesse emettendo scintille infuocate e che l'uomo, i pantaloni color topo abbassati, avesse d'un tratto una deliziosa scimmietta giocattolo fra le cosce.



"AHAHAH! PROSTRATI AL MIO POTERE, SCIOCCO!" si sorprese a gridare, maleficamente divertita. "QUESTO E' CIO' CHE ACCADE A CHIUNQUE OSTACOLI IL MIO REGNO!"
Era come rivedersi in un film. Se ne avesse mai fatto uno, s'intende.
Entusiasmata, spostò lo sguardo sul suo meraviglioso indice ammirandone l'unghia rosso fuoco, la cui punta stava lanciando un ennesimo dardo lucente. Immediatamente, la scimmietta si tramutò in un'adorabile paperella di gomma. Si lanciò in un'altra risata sguaiata, quasi commuovendosi di fronte al fatto di non essersi macchiata le guance di rossetto nonostante il vento le scompigliasse così violentemente i capelli.
L'uomo lagnoso, intanto, tentava di riallacciare i pantaloni, ma chiudere l'ultimo bottone lo costringeva a comprimere la paperella.
SQUIKIIII.
Lei lo afferrò per il cravattino, anch'esso color topo, digrignò un sorriso compiaciuto e sussurrò:
"Ci siamo capiti, spero. Voglio tutto quanto, o rimarrai così per sempre."
Gli occhi dell'ometto si dilatarono in uno sguardo di puro terrore.
"Oddio!...m-ma sì, ovviamente! Al più presto!"
 Certo era una sventola perfida e malvagia, ma il rosso le donava. Le sarebbe proprio piaciuto sposarsi in rosso. Ancora non aveva terminato di ammirarsi, quando udì una voce. Proveniva da un punto invisibile, in lontananza.
"Claire..."
Si rigirò, avvolgendosi la testa con le braccia e mugugnando sillabe scocciate.
"CLAIRE!"
Di malavoglia, aprì gli occhi. "Oh. Ciao tesoro...si può sapere che cosa vuoi? Stavo facendo un bellissimo sogno..."
Gandalf si riassestò il cappello da notte e le scoccò un'occhiata pungente. "Volevo domandarti una cosa, ecco. Hai forse, diciamo così, tramutato le parti intime di qualcuno in una...paperella?"
Trascorsero due, tre secondi, poi le sopracciglia di lei si inarcarono in un'espressione considerevolmente ottusa.
Lo stregone sbattè le palpebre, cercando di scandire bene le parole. "Claire, ascoltami. Le-parti-intime. Di qualcuno. Le hai per caso tramutate in una qualche, ecco... paperella?"
Fare domande del genere a quell'angelo della sua metà era più o meno equiparabile, se ne rendeva conto, a chiedere a John Malkovich di fare un plie.
Claire, che stavolta pareva aver colto il senso della frase, scosse la testa e sorrise come una specie di cane ammaestrato.
"No, no...Io-io stavo solo dormendo!"
Gandalf sospirò, sollevato. "Sai, non so neppure perchè diamine te l'abbia chiesto, Claire. Mi sono svegliato con una vocetta in testa che mi pregava di farti questa domanda assurda. Oh, ma ero sicuro che non fosse accaduto niente."
Le si avvicinò, accarezzandola sulla fronte in modo romantico.
Lei lo ignorò. "Gandalf, niente treccine stanotte. Ho troppo sonno..."
Rimase deluso. Ormai erano mesi che lei non gli accarezzava la barba.
I preparativi di nozze stavano andando per le lunghe. Per Claire non era stato facile gestire le lezioni di auto-massaggio, ma vi era riuscita comunque. Aveva persino organizzato le solite escursioni in montagna con gli allievi, e tutte quante erano andate a buon fine-eccetto, purtroppo, quella di quel pomeriggio, in cui aveva forgiato accidentalmente un anello di puro male.*
Distolse lo sguardo dalla chioma di lei, così lucente e dorata che quasi illuminava la stanza buia. L'aveva convinta a separarsi dall'Unico Anello in poco più di quattro ore, e senza nemmeno usare il bastone. L'indomani lo avrebbero distrutto nello stesso vulcano dal quale era nato.

Nonostante l'astinenza da treccine, gli piaceva condividere il letto con Claire. Amava osservarla mentre dormiva: pareva una santa, a splendere beata di una luce così placida, così aurea! A dir poco incandescente, ebbe a notare, come i falò delle bieche Terre Selvagge. Riflettè per un momento.
Dovette ammetterlo, c'era qualcosa che non andava.

Due minuti dopo, discutevano animatamente sulla soglia.
"Mi avevi promesso che non lo avresti più toccato fino a domani mattina! Sei stata una sciocca!"
La voce di Claire affettava l'aria come la lama di un coltello. "Ah sì?! Scusami, scusami tanto se a me piacciono i gioielli veri!"
"Che cosa vorresti dire, che forse il mio anello di fidanzamento non era abbastanza?!"
"AHAHAHAH! Chiediti piuttosto perchè abbia voluto indossarne uno decente per almeno una notte! Perchè QUELLO CHE MI HAI REGALATO TU era un portatovagliolo, Gandalf!"
La ragazza fissò in maniera truce la fede dorata che poco prima risplendeva al suo indice, ma che adesso era in mano allo stregone.  "Per noi avevo in mente un matrimonio serio, sai?! Dico, un PORTATOVAGLIOLO!"
Gandalf cercò di ignorare l'improvviso prurito alla nuca. "Tu non capisci! Si sta già impossessando di te! Non possiamo aspettare domani, dobbiamo distruggerlo immediatamente!"
Lei tirò su col naso. "Ma io l'ho già distrutto!"
Il vecchio sbuffò. "Non...!" prese a dire, grattandosi furiosamente. "Non sto parlando di quel maledetto portatovagliolo!"

"Beh, allora non voglio che tu lo distrugga" replicò lei. "Si tratta del MIO anello! Ho intenzione di tenerlo."
Gandalf si irrigidì. "Questo anello è stato forgiato con il solo scopo di creare TUMULTO e DISSIPAZIONE!"
"Questo anello", si oppose Claire, "è stato forgiato da ME per puro caso, e non lascerò che me lo rubi!"
Con un grido insopportabilmente acuto si avventò su Gandalf, tentando di strappargli dalle mani il piccolo tesoro. Vi furono un paio di "Aah", un bel po' di "Ooh" e uno o due Do di petto, poi il silenzio.

Il corpo svenuto di Claire fu trascinato dentro casa, accompagnato dal borbottio sommesso di una o due parole che potevano classificarsi sia come antica formula di benvenuto in dialetto orientale norreno, che come imprecazioni fatte in mancanza dei denti davanti. Le avvolse una garza intorno alla testa e si affrettò fuori, sbattendo sonoramente la porta dietro di sè.


IL PROSSIMO CAPITOLO FRA UNA SETTIMANA...
Non osate perdervelo! Sono alle porte sviluppi piuttosto interessanti. 

Grazie per avermi letta <3

Claire.

*Durante la pausa-riposino si era avventurata sul Monte Fato, aveva trovato uno stampo già carico di oro fuso a milleccentosessantagradi e, per sbaglio, vi si era seduta sopra.




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