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lunedì 21 luglio 2014

Clairely Monday: Il Dilemma dello Sfondo

Bene. In questo momento sto utilizzando uno sfondo per il blog che consiste in un mucchio di spermatozoi illuminati al neon che nuotano verso destra. Ho trovato il tutto alquanto divertente fino a qualche minuto fa, e cioè dopo essermi improvvisamente ricordata di aver pubblicato foto di me nuda un poco più in basso di qua. A fronte di ciò, ritengo che se al momento non state ammirando la versione fosforescente di un branco di proto-marmocchi a fianco delle mie eleganti chiappe, lo dobbiate in particolar modo a lui:

e a lui:

Quando trovi carino un branco di spermatozoi e al contempo detesti qualsiasi futura ipotesi di procreazione, gli omini verdi che di solito sollazzano nel microcosmo del tuo cranio rammentano improvvisamente di avere un lavoro. Così ti avvertono che qualcosa non funge, mediante la voce della tua coscienza che, in questo specifico caso, è Enzo Miccio*. Questa è soltanto una delle contraddizioni che emergono quando una certa blogger (io) è all'affannosa ricerca di un'immagine che si amalgami perfettamente ai contenuti visivi di un certo blog (il mio) senza smorzarne il consueto spirito ardimentoso (yeah). Contraddizione che infine degenera, innescando un momento in cui il dilemma dello sfondo si estende all'intera esistenza: Perché io odio il parmigiano sulla pasta, ma da solo mi piace, a patto che sia grattugiato fine fine. E lo mangio con un cucchiaio come fanno le nonne col semolino, e non c'è altra maniera in cui potrei mangiarlo perché se lo mangiassi a scaglie non avrebbe lo stesso sapore che ha da grattugiato. Allo stesso modo il mondo è fatto di paradossi, di gente che ama grattugiarsi le terga senza alcuno scopo riproduttivo, di gente che grattugia il parmigiano per poi non metterlo sulla pasta, di gente a cui piace qualcosa o qualcuno che poi si rivela non essere adatto a lei rimanendo un pelino intimorita dall'eventualità di rivivere la stessa delusione.

Ho grattugiato via lo sfondo perché stonava con le mie chiappe. Mi dispiace, però, e casualmente sono quasi le stesse parole che ho detto al mio ex dopo aver rotto. A seguito di un lungo e sentito travaglio, mi sono rassegnata all'unico motivo fiorito che non ricordasse il giardino della Fata Turchina, ovvero quello che vedete ai lati di questa pagina e che fra un mese potreste non vedere più perché avrò cambiato di nuovo idea e sarò nuovamente alla ricerca dello sfondo perfetto. Forse scegliere uno sfondo è un po' come scegliersi un uomo.

Forse per ora va bene così.

P.S.: Se state vedendo falli ovunque, probabilmente mi sono data al porno. Se invece vedete fiori e culi non preoccupatevi: è tutto normale.

*REBUS (3, 4)

Il primo che indovina vince un Plimmer!







xoxo,

Claire <3

venerdì 27 giugno 2014

Storia del cigno che si perse nell'aria


"Una gabbia andò a trovare un uccello"
  F. Kafka

7 giugno, 1296
Così il cigno si perse nell'aria, fendendo le ali nel turbine vuoto. Sballottato qua e là dalle correnti, si affannava in cerca di un riparo. Intorno a lui solo acqua salata, e vento.
Quando il cigno si perse nell'aria, ricordo di aver pianto. Io, dal mio umido angolo sul ponte, stretta a una colonnina di legno. Lo stesso punto da cui avevo visto Brema inabissarsi lentamente, diventare anch'essa, a poco a poco, acqua salata e vento.
Non si trattava di me, e forse nemmeno di lui. Forse ero stanca per la tormenta che sembrava protrarsi da ore, e gli strepiti di mio padre a proposito di scendere in coperta mi riempivano le orecchie già stracolme di pioggia. Forse non m'importava nemmeno del perché fosse lì, comparso dal nulla, in mare aperto. Al tempo non riuscii semplicemente a spiegarmelo.
Non piansi per lui, ma per la sua dannazione. Gli uomini dell'equipaggio lo avrebbero certo catturato, se avesse raggiunto la nave, e le urla del vento non lo avrebbero certo condotto a Gamlebyen vivo. Immaginai i volti malnutriti dei miei uomini accendersi di brama carnivora allo scorrere del sangue sulle belle piume. Piansi perché un cigno non appartiene né agli uomini, né al mare. Fu il mio ultimo lutto, o meglio l'ultimo a includere lacrime: il lungo viaggio mi aveva dato occhi impassibili con cui potermi guardare alle spalle senza che i flutti mi scuotessero.
Presto mi sarei sposata, in un abito rosso come sangue di cigno.
Nel mio pallido e raffreddato torpore, non distinguevo bene gli aromi. Avrei bevuto e mangiato a volontà senza preoccuparmi troppo dei sapori. Avrei danzato stoicamente e con grazia, per poi coricarmi alle luci del tramonto. Avrei visto di nuovo il cigno, riflesso sulla lama di un coltello, e di nuovo negli occhi impauriti di un uomo egoista. Infine, avrei capito che il cigno ero io. Che nonostante i miei sforzi sarei sempre tornata a quel mare, alle onde di sangue, e a quel vento.
Fui incoronata morta.
Louis Icart, "Leda and the Swan"

martedì 10 giugno 2014

Il Pianto è Umano, la Freddezza è Divina


2014 Roberto RotoBianca Alinghieri
Mentre mangiavo i popcorn, sono arrivata a tre importanti conclusioni:

1) Dio, come i rettili, è una creatura a sangue freddo; 
2)Se fossi un uomo vorrei decisamente andare a letto con me e con una ventina di mie colleghe; 
3) Voglio un gufo.

Allontanandoci un attimo dalle ultime due (su cui tornerò più tardi), a voi è mai capitato di ascoltare conversazioni a sfondo religioso? A me è successo una volta, mentre viaggiavo in treno. Due signori, il primo con l'evidenziatore giallo incollato al libro di Papa Francesco, e il secondo armato della voglia di chiacchierare tipica di chi prospera su questa Terra senza sapere bene il perché. Una conversazione al principio normale, classico pippone noioso da treno in cui quello vecchio si lamenta del tempo o di cose tipo la micosi ungueale, quell'altro ancora più vecchio si lamenta a sua volta di qualche callo, e così via fino a raggiungere un'insoddisfatta quiete reciproca. Ma ecco che il primo tipo menziona accidentalmente IL NOSTRO SIGNORE IDDIO. E allora quell'altro commenta mah, io al Signore un ci credo più in questo mondo ignobile, se fosse così bono un morirebbe mai nessuno e il tipo ribatte qualcosa come è perché non tu c'hai la Fede! Chi c'ha la Fede è immortale!, allora l'altro gli fa si more ma tutti, e dove si va un lo sapete neanche voi che siete tutti fissati con codesto Papa Francesco!, così il tipo si offende cercando appoggio in me che, ovviamente, fingo di russare rumorosamente. Quella volta è andata più o meno così.
Nessuno dei due aveva ragione. In realtà io credo che il vero Dio, e cioè quell'insieme storico di eventi e situazioni che ci ha evacuati e che ammanta l'esistenza, sia un essere neutro, freddo, e privo di qualsiasi inclinazione al bene o al male. Non vedo Dio come qualcosa di buono o cattivo, bensì come una forza equilibrata e in contrasto con sé stessa. Penso che questa sia, in un certo qual modo, una conseguenza fica del libero arbitrio: abbiamo la piena facoltà di scegliere da che parte stare, ragion per cui possiamo decidere quale lato di Dio vedere, se quello mostruoso o quello incantevole. E' una nostra scelta, se considerare di più il torbido o il limpido. Possiamo persino, a nostra volta, essere dei: creare storie, fotografie o altri mostruosi bipedi infestanti. Possiamo essere freddi e distaccati, o viceversa appassionati e coinvolti, così come decidiamo di stare al sole o all'ombra. L'emozione è roba umana: nasce dal contatto e libera quantità industriali di muco. Io non verserei mai del serio muco per la morte di qualcuno che non conosco, ad esempio. Se morisse il mio cane, invece, mi reciderei simbolicamente le arterie. Pensandoci bene, capisco anche Gesù. Scende in terra coi più divini intenti e si ritrova ammorbato da una bella meretrice. Lo dico agitando il mio dito ignorante, come i due signori mi hanno ben insegnato a fare. Come in tutte le cose incluso il classico caso del bicchier d'acqua, se ti avvicini troppo rischi di perdertici dentro.

Tornando ai punti 2) e 3), anche l'uomo che è in me apprezzerebbe un gufo domestico.
Oppure un bellissimo, corposo serpente.
No, aspetta: forse un uomo non lo apprezzerebbe, un corposo serpente.

PS: Mi hanno chiesto di approfondire ulteriormente il punto 2), per cui sottolineo: non è colpa mia se tutte le volte che accedo alla home di Facebook vengo invasa da molteplici rappresentazioni fotografiche di gnocca. Alla fine una, anche se è etero, due pensieri se li fa.

xoxo

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